giovedì 31 gennaio 2013



NO Centrale a Biomasse in Sila …tra auto-difesa del territorio e della comunità.


La forza del lupo è il branco e la forza del branco è il lupo (Rudyard Kipling)

Questo report fotografico è stato realizzato domenica 27 Gennaio 2013 con lo scopo di fotografare il sito di Piano di Moggio, terreno sul quale dovrebbe sorgere la Centrale a Biomasse di Sorbo San Basile, in un momento in cui quei luoghi sono ancora coperti dalle neve. Ma quello che si riesce a vedere in queste terre va ben oltre le immagini a bassa risoluzione che sono state scattate, quindi è meglio accompagnarlo con la parola.

Muovendo i primi passi su queste montagne si capisce quanto la costruzione della Centrale a Biomasse sia disconnessa dall’equilibrio sociale ed ambientale di questo luogo. Siamo ad oltre 1200 m di altitudine, a “Piano di Moggio”, intorno al luogo di costruzione ci sono delle vallate pianeggianti utilizzate dai contadini della zona per la coltivazione o l’allevamento e dei complessi turistici che funzionano tutto l’anno.

Le persone che da queste parti ci vivono e ci lavorano sono riuscite
ad integrarsi perfettamente con l’ambiente circostante imparando a capire i ritmi, i tempi e le regole della montagna. Hanno creato un perfetto equilibrio e sviluppato un potente legame affettivo, percependo il territorio come una parte interna della propria soggettività. Sentono la loro terra come un vero e proprio bene comune, ne rispettano gli equilibri e prelevano da essa solo il necessario per vivere, non la sfruttano ma la utilizzano, non vivono semplicemente di essa ma vivono con essa. Negli anni si è creato un sapere forte e condiviso, un vero e proprio general intellect sul luogo e del luogo, capace di produrre una conoscenza biologica, chimica e fisica su tutto quello che si muove intorno a quei boschi. Riconoscere le piante ed i momenti di coltivazione, capire il tipo di fauna e come interagire con essa, sviluppare un forte senso geografico del posto; qui non ci sono coscienze proprietarie di un élite accademica o tecnica, ma saperi collettivi costruiti con lo scambio continuo ed orizzontale, saperi che affondano le proprie radici in vecchie generazioni che non conoscevano ancora le lingue del potere.

Basta passare poche giornate in questi luoghi per capire immediatamente come i ritmi di vita e di lavoro siano radicalmente diversi da quelli delle metropoli e, quindi, come anche le dinamiche sociali siano lontane dagli enormi monologhi dell’uomo post-moderno disciplinato e formattato. Vivere qui, con i propri meccanismi collettivi, capaci di sincronizzarsi su altri tempi, non significa vivere una comunità contadina arcaica, narrazione comoda solo a lontane retoriche primitiviste, ma significa sviluppare anche quelle forti capacità relazionali necessarie per creare rete, per poter valorizzare e vendere i propri prodotti, per produrre resistenza ad un mercato globale sempre più onnivoro e formattante. Vivere qui non significa non capire i meccanismi del resto del mondo ma, al contrario, poterli osservare da un altro punto di vista, meno disciplinato e più libero e, una volta osservati, decidere di rifiutarli o accettarli.

È importante sottolineare questo per poter capire come una bieca operazione speculativa sia capace di produrre violenza. Attaccando non sono soltanto beni comuni come la terra, l’aria e l’acqua, ma tutto l’insieme di forme empatiche e sociali che si (ri)producono in questo territorio.

Infatti, là dove arriva il mercato con la sua logica di individualismo proprietario, già adesso è facile vedere gli effetti che ha prodotto, dove sono state impiantate industrie per la lavorazione del cippato di legno, le falde acquifere risultano inquinate per via per del percolato provocando la morte di parecchi ovini. Inoltre, gli allevatori lamentano che spesso il bestiame si trova in uno stato di disidratazione perché rifiuta di bere l’acqua del fiume Melito, nel quale si riversano le falde cariche di percolato.

Analizzando quelle che sono le forze in campo si delinea un vero scontro tra quelli che sono gli interessi, i bisogni e le volontà delle comunità locali (una petizione contro la centrale fatta sui comuni di Sorbo e Taverna ha raccolto oltre il 90% delle adesioni)  e quello che è l’interesse dell’ANZ Power (società romana che vuole costruire la centrale), scontro le cui dinamiche sono tutte da cercare nei rapporti di potere e di resistenza tipici di questo territorio.

Da una parte il potere che, con i suoi apparati di comando, gioca la partita su due piani: quello istituzionale,  condotto dai partiti politici (PDL e PD in testa) a colpi di delibera di giunta e appoggio al progetto, e quello extra istituzionale agito dal sistema imprenditoriale colluso (quando non diretta emanazione) con le cosche locali, condotto a colpi d’intimidazioni e minacce nei confronti dei membri del comitato che hanno subito, più di una volta, vari atti ritorsivi come l’incendio delle coltivazioni.

Dall’altra parte c’è la capacità di resistenza che le comunità locali riescono a produrre nel tutelare e difendere tanto il loro territorio quanto i meccanismi sociali che sono riusciti a creare. Capacità che cresce  sia numericamente che qualitativamente con il passare del tempo e che è capace di produrre, poiché interna al luogo ed alla sua comunità, meccanismi di reale opposizione al potere criminale, molto più produttivi e incisivi di quelli dettati da logiche repressive di stampo giustizialista.

Grazie alla conoscenza tecnica che si è riuscita a produrre sulla nocività della centrale, sono stati presentati esposti alla procura e ricorsi al TAR che, già adesso, hanno avuto l’esito di evitare l’inizio dei lavori e, mentre si stanno continuamente monitorando i luoghi in cui dovrebbe sorgere la centrale, è già pronto un calendario di lotta che promette di dare battaglia fino alla sentenza definitiva del TAR, prevista per fine Giugno.

La forza di questa battaglia è nella forza della gente che la sta portando avanti, nella capacità di produzione autonoma di soggettività integrate nella comunità, nell’immediata percezione di come la difesa di quello che si è, passa per la difesa dell’ambiente in cui si vive; sta nella capacità di individuare la controparte, di leggerne la composizione politica e sociale e, partendo da essa, di scegliersi lungo la strada gli amici e i nemici. Siamo ancora all’inizio di questa esperienza, ma conoscere il territorio nel quale ci si muove ed essere capaci di leggerne le dinamiche di potere che lo governano, significa essere capaci di capire su che orme camminare. Vuol dire saper distinguere le impronte lasciate sulla neve dai lupi da quelle dei cani, vuol dire riconoscere i due diversi cammini, quello libero e selvaggio da quello addomesticato e disciplinato. Vuol dire avere tutti i presupposti necessari per produrre resistenza!

HSL needing_a_riot



mercoledì 16 gennaio 2013

Seminario

 Le acque, le terre, i saperi, le genti. Per la gestione comune delle risorse idriche in Calabria

Le acque, le terre, i saperi, le genti


Per la gestione comune delle risorse idriche in Calabria

19 gennaio 2013 presso l’Aula Magna del Liceo Classico “Bernardino Telesio” di Cosenza

Seminario promosso da Terrecomuni in Calabria e dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”



Ore 9.30:
Le ragioni del seminario
A cura di TerreComuni Calabria e del Comitato “B. Arcuri”

I movimenti sociali contro la privatizzazione
Corrado Oddi , Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua

Sottoscrizione della proposta di legge regionale di iniziativa popolare per la gestione pubblica e partecipata del sistema idrico

Pausa caffe’

Le acque e le comunità. Molteplici forme di una relazione
Vito Teti, docente Unical

Alla scoperta delle sorgenti nell'Altopiana della Sila
Marcello Bernardo, docente Unical

La vicenda della  Sorical: l’acqua diventa merce
Giovanni Di Leo, Coordinamento “B. Arcuri”

Le  Amministrazioni locali nella gestione delle risorse idriche
M. Albino Gagliardi, sindaco di Saracena

 Racconti sociali sull’acqua 
Salvatore Albanese e Sergio Pelaia, associazione  Il Brigante di Serra San Bruno
Saverio Gigliotti, Forum del Reventino
Giuseppe Vencia, Coordinamento "B. Arcuri"

Dibattito


Pausa Pranzo (acqua, vino, cibo offerti dai partecipanti) 


Ore 15.00
I contenuti della proposta di legge di iniziativa popolare
Gennaro Montuoro, Coordinamento “B. Arcuri”

La riforma della Sorical secondo la Giunta regionale della Calabria
Giovanni Peta, Coordinamento “B. Arcuri”


Definizione di una carta dei principi sulla gestione delle risorse idriche 
da condividere fra associazioni e amministrazioni locali



Scarpidhati
Spettacolo a cura delle Officine teatrali 
"Il Brigante" Ulicci Alì di Serra San Bruno 

Cosenza a Mormanno


La campagna di solidarietà attiva alle popolazioni del Pollino colpite dal terremoto continua. La giornata del 20 gennaio, organizzata da una rete di associazioni di Cosenza e di Mormanno, e condivisa dalle rispettive amministrazioni municipali, si arricchisce di nuove adesioni e partecipazioni. Alle tante già arrivate, si aggiungono in queste ore quelle dello Slow Food Calabria, VAS Cosenza, La Terra di Piero,  di artisti come Dario Brunori, di ricercatori come Vittorio Cappelli e Giovanni Sole.
Sarà una giornata di solidarietà intesa non solo come condivisione delle risorse, dei doni e dei talenti ma anche delle sofferenze e del dolore dei nostri fratelli e delle nostre sorelle del Pollino. In una parola, non risolvere la solidarietà nel triste invio di un SMS ma esserci, fisicamente e mentalmente, e tenere la mano.
Sarà anche una giornata di dialogo e di ascolto, di consapevolezza della necessità della cura dei luoghi per riallacciare con il territorio legami di senso intessuti con gli spazi e le persone e non considerarlo una superficie da saccheggiare.
Sarà infine una giornata di festa, perché prendere la parola, cooperare, agire insieme non è un dovere ma volontà di decidere da sé e desiderio  di costruire percorsi di indipendenza, di raccontare la propria storia, di incidere nel proprio presente, di sentirsi potenti.
Chiunque volesse maggiori informazioni e/o volesse partecipare, può farlo dando la propria adesione sul blog http://cosenzamormanno.wordpress.com/ o anche sul profilo Facebook Cosenza a Mormanno.

Vi aspettiamo dunque numerosi, vivi, allegri e combattivi.


Rete delle associazioni “Cosenza a Mormanno”

sabato 29 dicembre 2012

Prima del Natale l'assalto ai negozi in Argentina


Elisabetta Della Corte, fra le aderenti a Terrecomuni in Calabria, dall’Argentina dove si trova per motivi di studio, ci ha inviato questa corrispondenza

Il Natale è alle porte e non tutti in Argentina possono permettersi un banchetto a base di carne e altri beni di consumo. Dai quartieri popolari di diverse città come Bariloche, Rosario, San Fernando, Campana tra il 19 e il 21 dicembre si è levata un’ondata di espropri proletari che la stampa ufficiale continua a bollare come atti vandalici, saccheggi, ponendo l’accento sul fatto che quei “dannati della terra” non si siano limitati a portare via solo il cibo necessario ma anche elettrodomestici e così via, per delegittimare così questo conflitto che mina l’apparente quiete argentina.
I segni di un disagio crescente erano già nell’aria nei giorni precedenti, quando alcune catene della grande distribuzione ubicate nei pressi dei quartieri popolari di Buenos Aires per calmare le acque avevano offerto beni di consumo a basso costo. La strategia del discount non ha funzionato e centinaia di persone, hanno preso d’assalto i negozi e preso quanto potevano. Circa 300 gli espropri questo il numero riportato da diverse fonti.

venerdì 28 dicembre 2012

L'espansione del non-capitalismo


Dal sito brasiliano www.outraspalavras.net riportiamo la conversazione di Paul Mason con Manuel Castells

Il professor Manuel Castells è uno dei sociologi più noti al mondo. Nel 1990 quando i più tecnologicamente attrezzati tra noi stavano ancora lottando per collegare i loro modem a internet, lo studioso spagnolo già documentava la nascita della Società della Rete e studiava l’interazione tra l’uso di Internet, i movimenti di protesta urbani, la controcultura e l’identità personale.
Paul Mason, direttore delle notizie economiche di Bbc Radio, ha intervistato il professor Castells alla London School of Economics sul suo ultimo libro “Aftermath: The Cultures of Economic Crisis” (che si potrebbe tradurre con “Conseguenze: le culture della crisi economica”), ancora non tradotto in portoghese (né in italiano, ndt).
Castells suggerisce che potremmo essere sul punto di vedere la nascita di un nuovo tipo di economia. I nuovi stili di vita danno un senso all’esistenza, ma il cambiamento ha anche un secondo motore: i consumatori che non hanno denaro per consumare.
Pratiche economiche non motivati dal profitto, come il baratto, le monete sociali, le cooperative, le reti di aiuto reciproco e dell’agricoltura, con servizi gratuiti – tutto questo esiste già e si sta espandendo in tutto il mondo, dice. Se le istituzioni politiche si apriranno ai cambiamenti che avvengono nella società – è troppo presto per dirlo. Ecco alcuni estratti della conversazione.


"Noi credevamo" Scuola democratica


Pubblichiamo un articolo di Salvatore Cingari tratto dal numero 1 della rivista Iconocrazia

Carlo Cattaneo, nel saggio sulla rivoluzione del ’48 a Milano, scritto pochi mesi dopo la sconfitta[1], delineò con forza una dinamica impressa in tutta la successiva storia d’Italia. Piemontesi e notabilato liberal-patriottico milanese preferirono evitare di alimentare la mobilitazione popolare e il volontariato, votandosi al fallimento per paura che la vittoria significasse la rivoluzione repubblicana. L’Unità fu realizzata quindi non con l’appoggio del corpo della nazione, ma con quello dell’Impero bonapartista, tanto che Cattaneo – avverso al cesarismo militaristico – non volle sedere sul suo scranno parlamentare, rimanendosene in Svizzera; Mazzini morì clandestino in patria; e Garibaldi fu ferito moralmente e fisicamente, rivoluzionario tollerato e utilizzato se disciplinato [2], ma represso violentemente qualora avesse voluto realizzare le aspirazioni più profonde delle camicie rosse. Lo stato nacque in definitiva per mediare la modernizzazione politica con la conservazione delle gerarchie e i privilegi locali sedimentati in una storia secolare, minacciati dai processi rivoluzionari di tre quarti di secolo. Da allora moderati e democratici, nelle loro varie incarnazioni storiche, instaurarono un morboso rapporto di reciproca delegittimazione.